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"Academia.edu Analytics Snapshot" <noreply@academia-mail.com>
TO
"Furnari34@aruba.it" <furnari34@aruba.it>
Date
Sunday, March 27, 2016
Your top paper in the last three weeks: Childhood Stories: Adults are, but without maturity.
lunedì 28 marzo 2016
mercoledì 23 marzo 2016
sabato 12 marzo 2016
Valèè Naïf
Valèè
Naïf
Non occorre tornare indietro nella vita
per realizzare i propri sogni.
Se il cinema è importante per te, se
è il tuo tormento, basta abbracciarlo e convivere con esso. Voglio
dire che la strada che hai intrapreso mi pare sia quella giusta.
Basta farlo, il cinema. Ti dirò di più: il cinema è lo strumento
più adatto per cercare di cambiare il modo di pensare della gente
che oggi non ha un pensiero adeguato per comprendere e gestire il
presente che stiamo vivendo. Il cinema può essere lo strumento più
adatto per trasmettere le giuste informazioni, se usato con onestà
intellettuale.
Non si tratta più di tornare indietro
nella vita, ma di impegnare al momento presente tutte le nostre
energie e dimostrare di farcela.
Per quanto riguardo gli sketch che ti
passano per la mente, da parte mia c'è a disposizione il mio
percosso evolutivo da cui puoi prendere tutti gli spunti che vuoi,
incominciando dal “ il grande bambino”, fino a “
www.uomodellanuovaera.eu
”.
Il
grande bambino.
Era il giugno
del 1943, in pieno conflitto bellico durante la seconda guerra
mondiale. Alle pendici dell’Etna, nelle valli che guardano a sud,
due carabinieri a cavallo che perlustravano il territorio
raccontavano ai contadini della zona che avevano incontrato un
bambino che ragionava come una persona adulta. Le leggi fasciste
allora vigenti imponevano ai coloni-mezzadri di consegnare tutto il
raccolto del grano agli organi competenti i quali, in un secondo
momento, assegnavano ad ogni famiglia il quantitativo spettante in
base al rispettivo numero dei componenti. Ma il grano assegnato
l’anno precedente alla mia famiglia non era stato sufficiente per
arrivare alla distribuzione del nuovo raccolto. Per porre rimedio
momentaneo a quella situazione, mio padre mieté un po’ di spighe
di grano nel campo, le sgranò, e il grano ricavato lo mise in una
bisaccia per portarlo al mulino dove sarebbe stato macinato per farne
farina da pane.
All’epoca avevo appena nove anni, e durante il tragitto verso il mulino mi imbattei in due carabinieri a cavallo i quali, rispettosi delle leggi, mi sequestrarono il frumento e pure la bisaccia.
Dissi loro: “Siamo sette figli e a casa e non c’è niente da mangiare. Cosa c’è di male se prendiamo un po’ di grano in anticipo per allontanare la fame?”.
Mi ascoltarono, ma le mie parole non valsero a convincerli a chiudere un occhio e a lasciarmi il grano.
All’epoca avevo appena nove anni, e durante il tragitto verso il mulino mi imbattei in due carabinieri a cavallo i quali, rispettosi delle leggi, mi sequestrarono il frumento e pure la bisaccia.
Dissi loro: “Siamo sette figli e a casa e non c’è niente da mangiare. Cosa c’è di male se prendiamo un po’ di grano in anticipo per allontanare la fame?”.
Mi ascoltarono, ma le mie parole non valsero a convincerli a chiudere un occhio e a lasciarmi il grano.
venerdì 11 marzo 2016
Sicilia Terra benedetta
| Da | "Academia.edu Analytics Snapshot" <noreply@academia-mail.com> |
| A | "furnari34@aruba.it" <furnari34@aruba.it> |
| Data | giovedì 10 marzo 2016 |
Your top paper in the last 8 weeks: Sicilia Terra benedetta
Sicilia,
Terra benedetta.
Giorni
fa si commemorava l'anniversario della morte del giudice Paolo
Borsellino.
Fra
le tante polemiche è tanta stupidità umana c’è stata la frase
del figlio del Giudice, attuale commissario di polizia in un paese
della Sicilia, che dice: Sicilia terra maledetta. Sentendo la frase
al telegiornale, sono rimasto perplesso; mi sono ricordato del
periodo di servizio militare fatto nel 1956, nelle regione Friuli
Venezia Giulia, chè quando un siciliano andava in licenza, tutta la
compagnia, formata da soldati provenienti da tutte le regioni
d’Italia, aspettava con ansia che questo ritornasse , per poter
assaporare i prodotti della benedetta terra siciliana, che noi
siciliani portavamo ai compagni. Eravamo orgogliosi di portare da
quella meravigliosa terra, quei prodotti che venivano considerati
unici al mondo: i limoni profumati, le arance sanguinelle, le olive
di Paternò, l’olio di oliva, le patate novelle, il pomodoro di
Pachino, i pistacchi di Randazzo, il pane di grano duro, la ricotta
di pecora affumicata.
Quelle
parole pronunciate da quel commissario di polizia , mi hanno fatto
riflettere e mi sono convinto che le uniche “cose maledette” sono
i siciliani.
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