Racconti d’infanzia:
Adulti si, ma senza maturità.
Mi ricordo che da piccolo avevo due fratellini di cui il più grande non superava i dieci anni di età.
La casa di abitazione era in paese, ma la Masseria era ubicata in
campagna, quasi sempre nell’appezzamento più vasto. Ma poiché gli altri
poderi erano distanti dalla masseria, a volte gli adulti vi si recavano
in quei luoghi per svolgere i lavori necessari e si assentavano per
due o tre giorni dormendo nei pagliai chi lì ,vi avevano costruito.
Prima di partire a noi piccoli venivano assegnati dei lavori da svolgere
durante l’assenza dei grandi e ci raccomandavano di non toccare le armi
che rimanevano in masseria, e che seppure in bella vista non venivano
minimamente toccati da noi ragazzi. Però allora non capivo perché,
nascondevano molto scrupolosamente i recipienti pieni di vino.
Poiché eravamo bambini, a quell'età il gioco ci coinvolgeva moltissimo e
spesso non svolgevamo tutto o in parte il lavoro che ci era stato
assegnato, ma per questa inadempienza venivamo quasi sempre perdonati.
Ma una volta, senza cercarlo intenzionalmente , scoprimmo il fiasco di
terracotta pieno di vino e, sempre per gioco ci attaccavamo ad esso
che presentava una bocca particolare munita di foro, detta “fungia”che
emetteva rumori strani quando i grandi bevevano e facevano a gara per
emettere il suono più apprezzato. Li Avevamo visti più volte i grandi
appoggiare le labbra sulla fungia del fiasco per bere il vino mentre
producevano quei suono caratteristico che ai più anziani riusciva
meglio.
Coinvolti in quel gioco, abbiamo bevuto il vino che subito ci ha dato alla testa.
Ormai presi dall’effetto dell’alcool, le promesse fatte ai grandi non
furono più rispettate e il gioco ,che prima era sempre controllato, era
diventato irresponsabile. Noi ragazzi non badavamo più ai danni che una
nostra azione incontrollata poteva causare.
Fu così che il
frumento seminato, già fornito di bellissime spighe in corso di
maturazione, fu danneggiato dai nostri rotoloni che facevamo in mezzo ad
esso, rompendo i culmi che sostenevano le spighe. Con la nostra azione
irresponsabile abbiamo impedito la maturazione dei chicchi che erano il
futuro della nostra alimentazione. Ma a dire il vero, non state le
sberle che abbiamo preso de grandi che ci hanno ferito maggiormente: per
molto tempo sentivamo un peso sulla coscienza, e sui nostri visi si
poteva leggere il rimorso per il danno che avevamo cagionato.
Alla
considerazione di quanto esposto, non so perché, mi sorge spontanea una
domanda: possiamo asserire che le persone cosiddette intellettuali,
persone che hanno acquisito un alto grado di istruzione, persone a capo
di stati e di governi, siano veramente capaci di gestire con
consapevolezza gli eventi e le circostanze politico-sociali che si
presentano a livello locale e a livello globale?
Secondo me no.
Mi pare che questa gente si comporti come quei ragazzi che hanno
scoperto casualmente il fiasco di vino, si sono ubriacati e hanno agito
in modo irresponsabile senza pensare alle conseguenze negative che il
loro comportamento avrebbe potuto causare. In particolare mi viene in
mente la cosa terribile e nefasta che potrebbe capitare in un
qualsiasi momento, in un modo dotato di testate nucleari disseminate
ovunque e forse di altri mezzi distruttivi, alla gente ancora
sconosciuti, visto che le chiavi di comando sono già in possesso di
questi adulti, che hanno forse una grande istruzione, ma sicuramente
non una sufficiente maturità.
Furnari Salvatore
Francesco lopreste